|
E' morto il preside Nino Polizzi
Lunedì 5 giugno 1995 dopo essersi sentito male durante la
manifestazione per i 25 anni della Scuola materna di Ribera, Nino Polizzi‑ preside dell'Istituto Tecnico
statale "Giovanni XXIII". Momenti. |
||
|
A dieci anni dalla scomparsa gli amici lo ricordano
Il cinque giugno di quest'anno ricorre il decennale della scomparsa di Nino Polizzì, preside dell'Istituto Tecnico di Ribera Vissuto per la scuola, la sua scomparsa è avvenuta nella scuola, durante una cerimonia scolastica del 2° Circolo Didattico. Indimenticato e indimenticabile amico, compagno di tante serate trascorse ad approfondire temi legati alla vita scolastica, all'educazione dei giovani, egli ha lasciato solidi e affettuosi legami di amicizia ovunque sia stato. Qui di seguito trascriviamo una lettera che il suo grande amico di infanzia, Francesco Di Luca di Ispìca (che però lui chiamava familiarmente Ciccino), gli ha scritto due giorni dopo la sua morte, il 7 giugno 1995. Sino Guarisco |
|
Ispica, 7giugno 1995 Caro Nino, ancora incredulo, smarrito, sconvolto, profondamente addolorato per la tua dipartita che ha colto tutti di sorpresa, sento urgente il bisogno di scriverti, sia pure brevemente, per dirti quanto mi suggerisce il mio cuore. La sera del cinque u.s., alle ore ventiquattro circa, ignaro che tutto s'era compiuto, avevo preso nota che t'avrei telefonato il giorno successivo per comunicarti che il pomeriggio di venerdì , 9 giugno, sarei partito alla volta di Ribera e avrei fatto ritorno a Ispica, due giorni dopo, la sera di domenica, in tempo utile per votare. Ma la mattina successiva, verso le 7,30, squillò il telefono: era tua nipote Concetta che ci dava la triste notizia. In quel momento ammutolii, rimasi come impietrito, incapace di compiere il benché minimo gesto. E subito pensai all'ultimo rinvio della mia partenza per raggiungerti, a causa di forza maggiore, come ebbi a spiegarti nel corso della tua telefonata, non vedendomi giungere a Ribera. E così fui assalito da un grande rammarico: quello di averti privato sicuramente di una gioia immensa derivante dall'incontro da lungo tempo programmato e vivamente desiderato da entrambi. Addirittura mi son fatto quasi un senso di colpa che mi tormenta tuttora e temo fortemente che questo stato d'animo possa trascinarmelo dietro, chissà per quanti anni ancora. Che dirti, caro Nino? Certo fra noi due c'era un'affinità spirituale eccezionale che ci faceva andare d'accordo sulle innumerevoli discussioni che avvenivano anche durante le nostre lunghe passeggiate. La nostra amicizia, dalle solide basi, sorta spontaneamente nell'autunno del '43 e consolidatasi nel tempo, divenne un reciproco punto di riferimento importante. Mai essa fu turbata da incomprensioni o litigi. Un'amicizia sincera, leale, ininterrotta e affettuosa, difficilmente riscontrabile ai giorni nostri. Ora, senza di te, ho la sensazione che tutto sia crollato intorno a me; mi sento privo di qualcosa, come se mi mancasse una parte di me stesso. Sicuramente, dalla mattina del sei giugno u.s., la mia vita è profondamente cambiata. e ho la certezza che essa non potrà ritornare come prima. Penso, tra l'altro, caro Nino, che se quell'incontro si fosse realizzato, oggi probabilmente avrei un valido motivo di consolazione; invece, dato il modo in cui gli eventi sono precipitati, non riesco ad accettare quanto è accaduto: c'è un netto rifiuto d'una realtà che è sopraggiunta improvvisa. Lo strappo è stato di una violenza inaudita; così ho recepito, mio caro Nino, la tua perdita. Ma so anche che il tempo è un grande medico e perciò farò sì che a questo mio dolore possa subentrare una certa rassegnazione; anch'io, presto o tardi, volente o nolente, dovrò "chinar la fronte al massimo Fattore. E ora, Nino, desidero ringraziarti per avermi dato sostegno e conforto in certe circostanze della mia vita. Grazie per il costante atteggiamento di ascolto che avevi verso tutti. Grazie per il dono inestimabile della tua fraterna amicizia. E' proprio vero: "Chi ha un amico ' ha un tesoro" io questo l'ho perduto e non l'o ritroverò mai più. Adesso termino, perché credo di avere superato i limiti di brevità che m'ero imposto. Sono certo che mi mancherai, mio caro amico e fratello, mi mancherai tanto; nello stesso tempo, però, sii certo che ti ricorderò, ti ricorderò sempre, sempre, fino all'eternità. E allora, Nino, non un "addio», ma un "a rivederci lassù in un mondo più bello, più giusto, più santo. Questa è la speranza che mi sostiene. Il tuo aff. mo amico Ciccino
Momenti |