ISTITUTO TECNICO STATALE
COMMERCIALE E PER GEOMETRI
"GIOVANNI XXIII" RIBERA

I CAMBIAMENTI STRUTTURALI NELLE REGIONI DI FRONTIERA
(Basse- Normandie, Lorraine,Saarland,Sicilia)
Anno Scolastico 2002-03 Dirigente Scolastico
prof. Carmelo Mangione
Elaborazione grafica Prof.ssa F. Ruvolo - Arch. F. Mazzotta - Ass. Tec. C. Lino
| PROFILO
STORICO DELLA
CITTÀ DI
RIBERA |
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Ribera, cittadina della provincia di Agrigento, si trova a sud-ovest della Sicilia, su una collina a 220 metri sul livello del Mar Mediterraneo, dal quale dista circa 9 Km. dove si trova la spiaggia di Seccagrande |
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Essa conta circa 15 mila cittadini residenti, esclusi gli emigrati che sono sicuramente molti di più; per la fertilità dei terreni e per la mitezza del clima, ha sviluppato la propria economia su basi eminentemente agricole, specialmente con la coltivazione degli agrumi. Il suo territorio confina con i comuni di Calamonaci, Caltabellotta, Sciacca, Cattolica Eraclea, Cianciana. Ribera dista circa 50 Km da Agrigento e 130 Km da Palermo. |
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La cittadina non è certo un paese antico: le prime case sorsero verso il 1636 nella piana di Stampace ( oggi quartiere di Sant’Antonio). Ciò avvenne su iniziativa del principe di Paternò, Luigi Guglielmo Moncada, che fece trasformare un magazzino in chiesa e, nel contempo, diede incarico alle maestranze del luogo di costruire i primi agglomerati urbani e le prime strade ( queste ultime larghe, diritte e ben tagliate). Per il nuovo comune scelse un nome spagnolo: Ribera. |
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Il motivo della scelta di questo nome trovò una spiegazione l’anno successivo, con il matrimonio tra il Moncada e Maria Afan de Ribera. Ribera è un paese urbanisticamente lineare e semplice, con pochi beni monumentali, tra l’altro o abbandonati ( come il castello di Poggiodiana e le tombe dell’Anguilla) o non più esistenti come tali (come la casa natale di Francesco Crispi, della quale rimane la sola facciata esterna, essendo stato interamente ristrutturato l’interno, ora adibito ad abitazione privata). |
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Secondo alcuni storici, il castello di Poggiodiana risale al IX secolo d.C. e venne costruito dai Saraceni; secondo una tesi più accreditata, esso risale al XII secolo d.C. e venne costruito dai Normanni. La costruzione di castelli, diffusasi in tutta l’Europa a partire dal X secolo, si giustificava con l’esigenza di assicurare al signore una residenza fortificata e allo stesso tempo di ospitare, in caso di attacco nemico, i contadini delle campagne circostanti. |
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Il castello di Poggiodiana sorge a quattro Km da Ribera, su un colle a 200 metri di altezza; attualmente si può raggiungere solo a piedi, attraverso un viottolo di campagna. L’edificio, originariamente chiamato “ Misilcassin” , ( dal nome del feudo nel quale ricadeva ) era rettangolare, in pietra arenaria, con finestre piccole, Torre merlata, due ingressi che davano su un grande cortile. Un muro alto e spesso lo difendeva all’esterno, e un altro muro formato dai fabbricati interni chiudeva la fortezza.Nel 1392 il castello fu concesso da Federico II al conte Guglielmo Peralta, signore di Caltabellotta; in seguito passò ad Artale Luna, nobile di Sciacca, che aveva sposato Margherita Peralta, erede della contea di Caltabellotta. Il 7 novembre 1510 Gian Vincenzo de Luna, signore di Caltabellotta, sposato con Diana Moncada, ebbe l’investitura del feudo Misilcassin e con essa, del castello che intitolò alla moglie; da allora il castello fu denominato “ Poggio Diana”.Esso diventò la residenza invernale dei Moncada, che lo prediligevano per il clima mite e la bellezza dei dintorni. Tuttavia, la popolazione continuava a vivere nella miseria. Nonostante l’abolizione del feudalesimo, la proprietà terriera era nelle mani di poche persone e le attività agricole e di allevamento seguivano sistemi molto tradizionali. Finalmente, nel 1922, i quattro feudi che costituivano il territorio di Ribera, furono ceduti dal duca di Bivona, Antonio de Toledo, ai privati.Grazie all’intervento delle banche locali, molti ebbero la possibilità di ricorrere al prestito per acquistare un pezzo di terra. |
Iniziò
così quel progresso che portò alla costruzione della centrale elettrica, della
scuola elementare F. Crispi, della scuola d’avviamento, del campo sportivo,
del cinema Vella. Tale progresso sociale ed economico conobbe una battuta d’arresto
con lo scoppio della seconda guerra mondiale, per riprendere dopo la fine del
conflitto. Alla fine del 1946 il prefetto di Agrigento decretò la concessione
di alcuni ex-feudi riberesi alle cooperative contadine del luogo: da quel
momento Ribera ha conosciuto un mutamento che, fino a qualche tempo fa, ha reso
evidenti i miglioramenti economici e sociali di tutta la popolazione. Tutto il
resto, è storia recente.
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L’ECONOMIA DI RIBERA E DEL SUO INTERLAND |
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Ribera è una cittadina che, con i suoi
350 anni di giovane storia, ha saputo fondare la sua ricchezza in buona parte
sull’agricoltura. La pregevole produzione agricola, la notevole presenza
dell’acqua dei fiumi, la fertilità dei terreni delle valli del Verdura,
Magazzolo e Platani, la vivace laboriosità e la caparbia imprenditorialità
degli agricoltori sono stati i denominatori comuni del benessere economico.Oggi l’agricoltura ha subìto profonde
trasformazioni e nelle colture e nei mezzi agricoli. Sono scomparse le colture
cerealicole e gli animali da soma che sono stati sostituiti, a partire dagli
anni del dopoguerra, rispettivamente, da rigogliosi frutteti, da moderne e
sofisticate motozappe e da veloci veicoli di locomozione.Gli anziani
ricordano con nostalgia gli anni di una civiltà tradizionale in via di
estinzione, i giovani, invece, sembrano incuriositi e desiderosi di conoscere le
radici umane, sociali ed economiche delle loro famiglie. |
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SVILUPPO
DEMOGRAFICO DELLA SICILIA |
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Tra la fine del
‘500 e gli inizi del ‘700 in Sicilia (1) sorsero più di cento nuovi comuni:
da 173 nel 1502 passarono a 338. Quali i motivi? La
popolazione era passata da 502.761 abitanti nel 1502 a 1.474.047 abitanti nel
1798; si era triplicata in quasi trecento anni. (2) Questo consistente
incremento, sebbene graduale, indusse il governo spagnolo a prendere i
provvedimenti che il caso imponeva. |
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PRODUZIONE
AGRICOLA |
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L’agricoltura
è stata, è e sarà sempre alla base dell’economia, della sopravvivenza e
della vita dei popoli. Naturalmente cambiando il periodo storico ed il luogo
possiamo cambiare di conseguenza i fabbisogni, i metodi di coltivazione di un
certo tipo di colture. Al grano in particolare era allora legata l’esistenza;
una cattiva annata poteva avere disastrose conseguenze per la popolazione. |
Era
quella la stagione più nociva e molti ne risentivano, contraendo la malaria,
gli effetti resi più gravi dalla mancanza di cure efficaci, dalla scarsezza del
cibo e dal lavoro prolungato. |
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Nel
1841 il comune di Ribera produsse 5000 quintali di riso e fu classificato il
primo centro di produzione di riso dell’isola. |
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COMUNE
DEL REGNO D’ITALIA |
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Per la scarsa
possibilità dei mezzi il nuovo assestamento si rilevò lento ed insufficiente.Le
risaie vennero soppresse ma i risultati non furono quelli sperati, perché, pur
non arrivando più la malaria in tutta la sua intensità ad ammorbare
l’abitato, i due fiumi restavano sempre centro micidiale d’infezione. La
popolazione viveva, come prima, nella miseria. |
dal quale il
coltivatore dipendeva del tutto, cosicché, dopo un anno di dure fatiche, al
coltivatore così poco che – per lui – arrivare ad assicurarsi un paio di
lire al giorno costituiva ragione di grande felicità e fortuna. |
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LOTTA CONTRO IL LATIFONDO |
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Anno
1919. La questione del latifondo diveniva scottante. Montallegro - Paese di circa 3500 abitanti, un tempo centro di produzione di zolfo estratto dai depositi della Serie gessoso-solfifera. A testimonianza di tale attività, oggi rimangono, ormai inattive, numerose “calcare” che erano adibite alla produzione dello zolfo. Attualmente è un centro |
agricolo dove, nonostante la natura brulla del terreno, si riescono a coltivare discrete quantità di olive, mandorle, uva da mosto e da tavola e cereali. Fiorente è la pastorizia. Calamonaci - Piccolo
paese alle porte di Ribera che conta circa 1500 abitanti e che basa la sua
economia essenzialmente sull’agricoltura che produce: olio, vino, agrumi e
mandorle.
Cattolica
Eraclea –
Centro di circa 5000 abitanti, famoso nel passato per la presenza di miniere di
salgemma e di zolfo che sono state chiuse da qualche decennio, perché
considerate antieconomiche vista la concorrenza internazionale. Ciò ha
determinato un notevole calo della
popolazione che, in parte, ha dovuto emigrare verso Paesi di oltreoceano,(
soprattutto in Canada), in Europa (soprattutto in Francia e Germania) e nelle
città industrializzate del Nord Italia. Teatro
greco con
attiguo museo archeologico, ubicato nella zona costiera adatta alla balneazione,frequentata
per la limpidezza delle acque e per la frescura del bosco retrostante la
spiaggia. Lucca Sicula - Centro montano di circa 2200 abitanti, dediti prevalentemente alla coltivazione di pescheti, mandorleti, uliveti e cereali. Nonostante l’asperità del territorio, l’agricoltura è stata meccanizzata e, di conseguenza, la produzione si è incrementata, determinando anche un cambiamento nei modi di vita della gente del posto. |
| UNA FINESTRA SU BURGIO | |
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“A
Burgio il turista è ancora classicamente considerato come un invitato
degli Dei.” Al di là della cordialità e dell’alto senso di ospitalità dei suoi abitanti, Burgio offre al turista tre peculiarità: i beni culturali, l’artigianato artistico, il bosco. |
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Per quanto riguarda l’artigianato artistico questo paese del nostro territorio, si distingue per tre particolari attività riconosciute a livello nazionale e internazionale: l’arte della fusione e realizzazione di campane in bronzo, la ceramica artistica, la lavorazione della pietra ricavata dalle cave del luogo. Oltre a queste, nel corso del tempo, si sono sviluppate la lavorazione del ferro battuto e del vetro. |
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CAMPANE CON QUATTRO SECOLI DI STORIA. Da
oltre quattro secoli una delle più alte espressioni dell’artigianato di
Burgio è “la
fonderia di campane”, unica in Sicilia e una delle pochissime
operanti su tutto il territorio nazionale, magistralmente diretta dalla
famiglia Virgadamo.
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Da vecchi documenti sottratti da ignoti ladri durante un furto alla fonderia, si rileva che la fusione delle campane è stata opera di un solo nucleo familiare. Infatti, i fondatori hanno sempre tramandato e custodito gelosamente, di padre in figlio, il segreto della fusione, fino a quando, per mancanza di figli maschi, intorno al 1690, i vecchi maestri artigiani furono costretti a trasmettere ad uno degli antenati dell’attuale titolare della fonderia questa affascinante arte, praticata ancora oggi con i sistemi, le strutture e gli strumenti di allora. La tecnica della fusione richiede fasi di lavorazione molto complesse. In primo luogo si sviluppa su carta la misura della campana e, poiché ognuna deve avere un particolare accordo musicale, viene utilizzata una tabella con i rapporti tra note, diametro e peso e con questi dati si elabora il modello su carta, che viene messo su legno sagomato e posto su un asse rotante per ottenere la forma. Si costruiscono, poi, “ tre pezzi”, uno sull’altro: prima il “maschio”, poi la “negativa” o falsa campana, infine la “cappa”, utilizzando creta bianca, concime stallatico, canapa e crine di cavallo. Per le iscrizioni e i fregi esterni si utilizza un getto di gesso e uno di cera vergine di ape, si applica il disegno in creta a stampa nella falsa campana. Si pennella, poi, la forma in creta e si infiamma l’interno della stessa in modo da farla riscaldare e far sciogliere i fregi, quindi si tolgono la cappa e la falsa campana: lo spazio rimasto dà lo spessore della campana vera e propria. |
Prima della fusione, si interrano le forme in una fossa, ricoperta di paglia, arbusti e terra per evitare dilatazioni. Per la fusione a fiamma riverberata si adoperano stagno vergine e rame rosso per la forma in bronzo che fonde a 1.100 gradi circa di temperatura e viene mescolato con legno stagionato per evitare che il bronzo indurisca se imbevuto di acqua. Quando il metallo è al punto giusto di liquefazione in alcuni fori laterali del forno fluiscono rivoli incandescenti che raggiungono le forme interrate per mezzo di percorsi già predisposti.
I
rintocchi delle campane di Burgio si possonoascoltare oltre che in
numerosi centri della Sicilia (Chiusa Sclafani, Giuliana, Corleone,
Palermo) e del territorio nazionale, anche nel Madagascar, nello Zaire,
nello Zambia, in Venezuela e persino negli U.S.A.. |
| LA PRODUZIONE DI CERAMICA | |
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Burgio è uno dei pochi centri dell’Agrigentino dove ancora oggi sono presenti i resti delle officine degli antichi vasai dove venivano prodotti manufatti di argilla con gli stessi metodi introdotti dai coloni della Magna Grecia. Le origini della produzione ceramica si possono far risalire alla seconda metà del XV secolo, quando alcuni ceramisti di Caltagirone si trasferirono a Burgio impiantando le prime officine. A questi maestri si aggregarono in seguito altri ceramisti del luogo che hanno favorito la diffusione delle particolari tecniche, dando alla ceramica di Burgio caratteristiche particolari per forme e colori. Burgio dunque divenne un centro di notevole importanza per la lavorazione della maiolica e tale attività, affiancata al commercio, si diffuse ben presto in tutto il territorio circostante fino al capuologo dell’Isola.Della lunga tradizione degli antichi ceramisti esistono numerose testimonianze nei vari musei della Sicilia e in collezioni private.
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Tanti attrezzi e utensili venivano creati in terracotta e ceramica. La civiltà contadina ha utilizzato molti di questi manufatti sino all’avvento di nuovi materiali che hanno sostituito l’argilla come materia prima e i prodotti artigianali con essa realizzati.Gli oggetti realizzati vanno dalle semplici tegole a vasellame vario, a contenitori di acqua, olio, vino, spezie, aromi sia in terracotta che smaltate con procedimenti, tecniche e materiali particolari (piombo, stagno ecc) in uso ancora oggi.
Notevole la produzione di pavimenti in maiolica. I colori tipici sono l’blu cobalto, giallo ferraccia e verde ramina. Oggi, questi oggetti si conservano con funzioni decorative e sono particolarmente ricercati. Esistono a tutt’oggi due botteghe artigiane e Burgio ha avuto il riconoscimento di 32° comune d’Italia per l’originalità delle sue ceramiche. I giovani stanno riscoprendo tale “arte” valorizzando sempre più la tradizione utilizzanndo le tecniche apprese dai più anziani. |
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LA LAVORAZIONE DELLA PIETRA |
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A Burgio, la maggior parte dell’arredo urbano è stato eseguito con la presenza costante della pietra bianca locale, che da secoli è protagonista della scenografia urbana. Abili ed anonimi artigiani dello scalpello, con paziente cura ed amore, hanno dato un aspetto singolare al centro storico del paese. Nelle tortuose viuzze e cortili del centro si notano portali, colonne che arricchiscono i palazzi e le civili abitazioni. Di portali se ne trovano di tutte le dimensioni e forme. |
Il rigore geometrico delle composizioni floreali arricchite con decorazioni a basso rilievo e con medaglioni e fogliame intagliato, offrono uno spiccato senso di accoglienza e costituiscono quasi un biglietto da visita del proprietario delle diverse abitazioni.La cava da cui si estrae la pietra tufacea che, per le sue speciali condizioni di solidità e di lunga durata all’aria senza deterioramento, si trova a poca distanza dall’abitato e viene anche sfruttata dai paesi limitrofi per particolari lavori di ornamento architettonico per interni ed esterni. |
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ORIGINI DEL “WASHINGTON NAVEL” |
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L’arancia più famosa di Ribera è quella di tipo “Washington Navel” oggi ribattezzata con il nuovo marchio di “Riberella”. Queste arance si chiamano Washington perché le prime piante furono portate nella capitale americana per essere studiate ed osservate, e “Navel” (in italiano ombelico) il caratteristico buco che hanno all’estremità del frutto.Le origini del Washington Navel o Bahia sono piuttosto imprecise, risalgono alla Cina e precisamente alla Cocincina e alla Cina Meridionale, dove venne coltivata per la prima volta l’arancia dolce. Le persone più facoltose ne iniziarono la pratica colturale. L’arancia dolce fu poi introdotta in India verso l’inizio dell’era cristiana. Dalla Cina in India l’arancia dolce fu probabilmente trasportata attraverso l’arcipelago Malese, la principale strada commerciale tra questi due paesi. In India la coltivazione si sviluppò spontaneamente. |
Gallesio afferma che gli arabi introdussero l’arancia amara e il limone in Palestina, Egitto, Europa del sud e nella costa orientale dell’Africa tra il XII e XIV sec.
In Palestina gli agrumi furono coltivati per un motivo religioso: nelle cresime, infatti, ciascun bambino portava un rametto di cedro. Sebbene sia stata riconosciuta un introduzione di arance fatta dai Genovesi nel 1425 circa, i portoghesi sono stati accreditati di aver portato le migliori selezioni di arance dolci dalla Cina nel 1520. |
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Indocina Cina meridionale India, Europa (Italia, Spagna e Portogallo) Nord America (Haiti, 1493), Sud America (Brasile, 1530)
Questo fu il primo passo che fece dell’arancia dolce uno dei più importanti frutti a larga diffusione nel mondo. I portoghesi introdussero l’arancia dolce a Madeira, nelle isole Canarie. Dalle isole Canarie Cristoforo Colombo, nel suo secondo viaggio, portò semi di arancia dolce Haiti e poi verso il 1518 la varietà venne diffusa nell’America centrale e settentrionale. Questa fu la prima instaurazione dell’arancia dolce nel nuovo mondo. Nel Sud America l’arancia dolce fu introdotta in Brasile verso il 530 dai portoghesi. Sembra sufficientemente provato che il Washington Navel o Bahia ebbe la sua origine verso la fine del XVIII sec per la mutazione gemmaria in una pianta di arance Selecta nelle vicinanze di Salvador, la capitale dello stato di Bahia (Brasile) e dove fu largamente coltivato dopo le prime prove d’innesto effettuate da un giardiniere portoghese. L’introduzione che portò all’adozione del nome Washington e alla sua commercializzazione in California dove adesso cresce, avvenne nel 1870 quando dodici alberi furono spediti da Bahia e ricevuti da William O. Sanders del |
Dipartimento di agricoltura a Washington. Sanders innestò, con le gemme che riuscì a prelevare, diverse semenziali che piantò nelle sue serre.Parecchi anni dopo delle piante furono spedite da alcune persone in California. Tra coloro che ricevettero le piante ricordiamo L.C. Tibbets di Riverside. Furono le piante di Tibbets, che ebbero la denominazione di Washington. Piantati nel marzo del 1847, gli alberi di Tibbets cominciarono a fruttificare presto e i frutti attrassero l’attenzione locale. Esibiti a una fiera locale di agrumi a Riverside nel 22 gennaio del 1879 ricevettero prezzi maggiori rispetto alle altre arance navel. Il Washington era così superiore che i coltivatori lo propagarono. La denominazione binominale di questa varietà è abbastanza chiara: Washington dalla città USA e nella quale venne introdotta, “Navel” cioè ombelico, dalla caratteristica presenza dello stesso alla base dei frutti. Nel territorio di Ribera l’introduzione di queste arance risale agli anni Trenta. Si racconta che un uomo, non bene identificato, proveniente da terre lontane, ebbe a portare alcune marze di una nuova varietà, dal nome strano ed inconsueto per la zona. Erano le marze della Washington Navel ossia di quella varietà che, sposandosi ottimamente con le condizioni climatiche della zona, ma grazie anche alla laboriosità degli agricoltori locali, avrebbe cambiato profondamente la fisionomia agricola ed economica dell’interoterritorio. Di quel tale si dice che veniva dall’America; Non si sa bene se dal nord o dal sud, seppure il termine brasiliano con cui queste arance sono solitamente indicate, fa presumere che debbiasi trattare del sud America. È certo, tuttavia, che oggi ovunque spazia l’occhio, l’immagine si ravviva subito con il verde delle coltivazioni, tanto che su superficie di oltre 12000 ettari, ben 4000 sono coltivati ad arance. Non c’è azienda agricola che non le produca in grande quantità. |
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CARATTERISTICHE DELL’ARANCIA DI RIBERA |
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Colore della buccia arancio chiaro Superficie papillata Forma da sferoidale a ovoidale con ombelico nel polo apicale. Peso medio g.250 Buccia consistente Epoca di maturazione media precoce da dicembre in poi
Il Washington Navel presenta delle caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono dagli altri tipi di aranci. L’albero si presenta piuttosto vigoroso e, in conseguenza a i rami orizzontali e procombenti, assume aspetto raccolto. I frutti hanno pezzatura elevata, forma sferica o leggermente allungata e colore arancio intenso, tendente a rosso a maturazione avanzata. La base è di norma piana o leggermente depressa per la presenza di un collare corto. L’apice è piatto e un po’ prominente, con l’ombelico di dimensioni variabili, che può essere chiuso o aperto e che spesso, nei frutti con buccia più fina e nelle piante meno vigorose, è meno sviluppato.
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La
buccia si stacca
facilmente dalla polpa e ha spessore medio anche se può divenire alquanto
spessa se le condizioni ambientali sono sfavorevoli. La polpa è croccante e ha
colore variabile, in relazione allo stato di maturazione, tra il
giallognolo e l’arancio intenso. La succosità è modesta e il
succo dopo la spremitura, tende ad acquistare un sapore amaro per la
presenza di limonina. La maturazione avviene nei
primi di dicembre poiché i frutti resistono molto bene sugli alberi, la
raccolta può essere rinviata di qualche mese. L’albero è vigoroso, con
portamento globoso e con rami procombenti. Le foglie sono grandi, di
colore verde intenso e con picciolo mediamente alzato.Se gli agrumi
presentano numerosi aspetti di estremo interesse biologico il Washington
Navel è da considerare un caso limite. Intanto i frutti sono
caratterizzati dall’ombelico che si forma per la saldatura di una
seconda e a volte, di una terza serie di carpelli. I fiori
sono androsterili, cioè non producono polline vitale.
L’ovario presenta solo molto raramente sacchi embrionali perfetti e
provvisti di ovuli normali. In genere sono completamente degenerate le
megaspore e lo stesso sacco embrionale. I processi di micro e
macroscorogenesi sono, quindi, anomali ed è questo un carattere genetico
di estrema importanza. È proprio per la degenerazione del sacco
embrionale, oltre che per l’androsterilità, che non si formano semi ed
è questo che ha determinato il successo del W. Navel. |
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IL WASHINGTON NAVEL NELLA ZONA SICILIANA DEL VERDURA |
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In Sicilia il Washington Navel o Brasiliano è rappresentato in tutte le zone agrumicole ed è in continua espansione, ma nel territorio di Ribera è coltivata con considerevole successo.
In Sicilia il Washington Navel o Brasiliano è rappresentato in tutte le zone agrumicole ed è in continua espansione, ma nel territorio di Ribera è coltivata con considerevole successo. Nella zona si è determinata una situazione pressoché analoga rispetta a quella verificatasi a Riverside, e cioè una straordinaria vocazionalità che è di estremo interesse pe il sinergismo di fattori, climatici soprattutto, che sono sempre decisivi per il raggiungimento di standard produttivi e di qualitativi eccellenti. Nel Riberese l’orientamento varietale è quasi esclusivamente puntato sul W.Navel e si rilevano, inoltre, densità elevate di piantagioni. Si è arrivati, quindi, ad una certa specializzazione nel settore; i frutti, infatti, sono di ottima qualità, la polpa piuttosto croccante è gradevolissima e molto zuccherina. La produzione del W. Navel in questa zona ha raggiunto livelli di |
piuttosto
elevati, e, quindi, sull’opportunità di estendere la diffusione
si questa coltivazione non dovrebbero esistere dubbi. I Riberesi
sono riusciti ad ottenere un buon prodotto usando delle tecniche di
coltivazione che sono frutto di anni di esperienza. Innanzi tutto si è
cercato di adattare la concimazione al fine di produrre di più e
meglio. La Piana del Verdura, ad esempio, è costituita da terreno
di riporto fluviale ed è quindi ricca d’azoto, per cui i concimi
adoperati sono poveri di azoto e ricchi di potassio che dà al frutto
finezza e precocità. La concimazione viene, inoltre, distanziata nel
tempo, al fine si sfruttare al massimo le proprietà del concime. La prima
concimazione di basale, viene effettuata in primavera, allo scopo di
fornire la pianta di tutte le sostanze di cui essa necessita nel periodo
di fioritura. L’irrigazione deve essere costante, in modo da non far
soffrire la pianta per carenza d’acqua e mantenere il terreno
costantemente umido. La zappatura deve interessare solo la parte
superficiale del terreno in modo da mantenerlo pulito, non deve
interessare le radici capillari della pianta. La prima zappatura deve
essere fatta in primavere inoltrata in modo da non disturbare la pianta
durante la fioritura e l’allegagione. Il W. Navel ha trovato nel
territorio Riberese l’ambiente più adatto riuscendo ad estrinsecare al
massimo le proprie capacità e caratteristiche produttive, raggiungendo i
più elevati risultati. I Riberesi, inoltre cercano, mediante tecniche
abbastanza progredite, di migliorare la qualità di questo frutto.
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IL TURISMO |
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Oltre all’agricoltura Ribera da alcuni anni guarda con molto interesse al turismo. E non tanto per un fatto formale o di immagine. Agricoltura e turismo sono, infatti, due settori che, se potenziati e valorizzati convenientemente, possono completarsi a vicenda e contribuire al miglioramento complessivo del quadro economico. In tal senso Ribera ha tutte le caratteristiche ambientali per proporsi anche come meta turistica e più esattamente agro-turistico.
Distante appena 49 km da Agrigento, 130 da Palermo, 20 da Sciacca, 10 da Ereclea Minoa, è situata a pochi km da una meravigliosa spiaggia sulla quale si affacciano le sue borgate estive di Seccagrande, Borgo Bonsignore, Piana Grande e Torre Verdura. La necropoli risale all’età del bronzo, è della stessa importanza di quelle di Pantalica Nord, di monte Dessuri e di Caltagirone, e conferma l’esistenza di insediamenti a Ribera sin dall’età del bronzo. Tra le manifestazioni turistiche di richiamo si segnala “L’estate Riberese”, con manifestazioni canore, spettacoli, rappresentazioni teatrali, tornei di pallavolo, tennis, basket,calcetto: notevole una “pedalata ecologica” nel giorno di Ferragosto con centinaia di partecipanti che da Ribera si recano in bici nella borgata estiva di Seccagrande. |
A Seccagrande abbondano i frutti di mare (i ricci soprattutto) che si possono raccogliere ad una decina di metri dalla spiaggi ed a profondità limitata. Si consiglia di mangiare l’ottima frutta locale, che viene venduta direttamente al consumatore nelle caratteristiche cassette soprattutto lungo il rettilineo di Ribera. Ottimo anche il vino locale.Tutte spiagge che in questi ultimi anni sono state dotate di ogni confort e di tutti i servizi sociali per ospitare turisti e villeggianti. Non mancano le strutture ricettive, specie se si considerano quelle della vicinissima Sciacca. A circa 4 km da Ribera sorge il Castello di Poggiodiana dove la leggenda vuole che fantasmi lascivi vi perpetuino orge millenarie, mentre, appena fuori centro, è possibile visitare una necropoli scoperta nel 1982 in contrada Magone-Anguilla-Casino. La necropoli risale all’età del bronzo, è della stessa importanza di quelle di Pantalica Nord, di monte Dessuri e di Caltagirone, e conferma l’esistenza di insediamenti a Ribera sin dall’età del bronzo. Tra le manifestazioni turistiche di richiamo si segnala “L’estate Riberese”, con manifestazioni canore, spettacoli, rappresentazioni teatrali, tornei di pallavolo, tennis, basket, calcetto: notevole una “pedalata ecologica” nel giorno di Ferragosto con centinaia di partecipanti che da Ribera si recano in bici nella borgata estiva di Seccagrande. A Seccagrande abbondano i frutti di mare (i ricci soprattutto) che si possono raccogliere ad una decina di metri dalla spiaggi ed a profondità limitata. Si consiglia di mangiare l’ottima frutta locale, che viene venduta direttamente al consumatore nelle caratteristiche cassette soprattutto lungo il rettilineo di Ribera. Ottimo anche il vino locale. |
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SECCAGRANDE |
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La borgata
di Seccagrande si trova ad una decina di km da Ribera. E’ una località
balneare facilmente raggiungibile, anche da Sciacca ed Agrigento che nel
periodo estivo si popola notevolmente. La sua spiaggia è bellissima, il
mare è limpido. |
Esposta su una collina che si affaccia sul mar mediterraneo, vi si può trascorrere una vacanza serena e piacevole.Notizie sull’esistenza della borgata si hanno sin dal 1856: Vincenzo Navarro, medico-poeta riberese, in un piccolo trattato (il primo forse) sulla storia di Ribera, parla della presenza di un grande fossato nel mare antistante la spiaggia, detto il fosso delle <<Locuste>> o Seccagrande. Tra le manifestazioni, si segnala la festa in onore di Maria SS. Stella del mare (prima quindicina di Agosto) con suggestiva processione del simulacro montato su una barca. Molti i locali tipici.
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Il
lavoro é stato curato dai
seguenti insegnanti: Francesca Ruvolo ( coordinatrice), Giuseppina Pandolfi, Giuseppe Guarisco, Maria Camera, Nellina Triolo, Francesco Mazzotta, Francesca Sortino, Antonio Mulè, Francesco Giordano, Filippo Tallo, Giuseppina Cuccia. Con
la collaborazione dell’assistente tecnico Calogero Lino. L’elaborazione
è stata effettuata dalla classe III A comm./le coordinata dagli alunni Silvia Naglieri, Antonella Mandese, Elisa Quartararo. Ringraziamo il Dirigente scolastico prof. Carmelo Mangione per averci dato la possibilità di avere contatti con scuole di nazione diverse contribuendo allo sviluppo di una nuova coscienza europea |
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