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ISTITUTO     TECNICO     STATALE

COMMERCIALE   E   PER   GEOMETRI

“GIOVANNI  XXIII”

RIBERA

LA   MONETA  E  L’U.E.M.

Profilo  storico  e  aspettative

 

         CLASSE   V  D  COMMERCIALE                                                           

               PROF. PAOLO  SORTINO                                                      DIRIGENTE  SCOLASTICO

                                                                                                                    Prof.  CARMELO    MANGIONE

ANNO  SCOLASTICO  1999-2000

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Robert Schuman, uno dei padri fondatori della CEE, nel 1950, disse:  “l’Europa non si farà all’ improvviso, nè secondo un piano generale, ma attraverso delle realizzazioni concrete, creando prima una solidarietà de facto”. Quando nel 1957 nacque la CEE, molti, come Schuman, erano convinti che l’integrazione economica dell’Europa, avrebbe alla fine portato all’integrazione politica e sociale degli Stati membri.Dal Trattato di Roma del 1957 al Trattato di Maastricht del 1992, il cammino verso l’U.E. è stato lungo e non certo privo di difficoltà. Lo scenario politico ed economico dell’Europa di oggi è, senz’altro diverso da quello degli anni ‘50: è un panorama in continua evoluzione che presenta ancora molteplici problematiche ma che si avvia a diventare una nuova Europa, con la realizzazione della libera circolazione di persone, beni, capitali e servizi.A noi giovani piace credere in una Europa realmente unita, pensare che in un domani molto vicino potremo trovare lavoro in Danimarca o in Germania, non come emigrati ma come aventi diritto, come  “ cittadini europei”.

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E’ in tale prospettiva che abbiamo affrontato il tema della moneta, argomento di grande attualità che ci ha incuriositi e coinvolti sempre di più.  La moneta unica rappresenta “una realizzazione concreta”,  la prima vera tappa verso l’unificazione dell’Europa, un vero e proprio salto politico che aiuterà il cittadino a rafforzare il proprio senso di appartenenza alla nuova Europa. Una moneta unica, stabile e forte, rivoluzionerà il modo di vivere di viaggiare e di intraprendere affari. In un futuro molto prossimo, l’EURO sarà usato da Palermo a Stoccolma, proprio come il dollaro è usato negli Stati Uniti. Gli effetti del mercato unico in campo economico e commerciale saranno enormi e non limitati alla sola Europa ma creeranno opportunità senza precedenti per l’intero sistema economico mondiale. Grazie alla moneta unica, l’Europa non sarà solo una collezione di singoli Stati, ma si avvierà a diventare una unità politica ed economica della quale il resto del mondo dovrà riconoscere il potere e la forza. E’ con questa nuova Europa che dobbiamo fare i conti, un’ Europa che tende a migliorarsi e a crescere, a garantire lo sviluppo socio-economico e la libertà individuale. Ma, affinchè, tutto ciò si realizzi, è necessario, come sosteneva Schuman, una solidarietà de facto senza la quale l’U.E. sarà solo un’ entità astratta. Il nostro gruppo di lavoro è stato guidato e consigliato dal Prof. Paolo Sortino. L’obiettivo che ci siamo prefissati è stato quello di formulare una relazione che traccia, in varie tappe, il percorso e l’evoluzione della moneta.

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La finalità del nostro progetto è stata quella di evidenziare i vantaggi e le potenzialità della moneta unica e prendere coscienza della nuova dimensione europea. La strategia che abbiamo messo a punto è la seguente: - descrivere il profilo storico e le funzioni della moneta;  - identificare e descrivere i sistemi monetari;- rilevare i vantaggi e le implicazioni positive connesse all’adozione dell’EURO;  Per potere effettuare il nostro progetto abbiamo utilizzato libri, articoli di giornali, opuscoli vari e i mezzi informatici messi a disposizione dalla Scuola.

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ORIGINI - FUNZIONI E TIPOLOGIA DELLA MONETA

 “La storia della moneta si collega a quella dei popoli più antichi: è storia della civiltà e del processo dell’ uomo”. “La moneta è ciò che la moneta fa”, questo motto attribuito a Sir J.R. Hichs coglie diversi aspetti della definizione di moneta. Essa, infatti, assolve a diverse funzioni: è mezzo di scambio, è metro dei valori, è strumento di conservazione di valore nel tempo, è mezzo di pagamento idoneo ad estinguere le obbligazioni, anche al di fuori dello scambio. La tipica funzione di intermediazione rientra nell’attività di scambio nel cui ambito si individuano due possibili strumenti operativi: il baratto e la compravendita. Il baratto consiste nello scambio di un bene con un altro ed è riferibile, nel suo ordinario impiego, ad economie elimentari caratterizzate da un numero contenuto di relazioni commerciali. Nelle moderne economie un regime di baratto è del tutto inimmaginabile, soprattutto per i cosiddetti costi di transizione relativi alla ricerca di un altro scambista che, in possesso del bene desiderato, è disposto a cederlo in cambio di quello di cui l’altra parte intende privarsi. La compravendita, invece, è uno strumento operativo agevole, continuativo e vantaggioso che di fatto scinde il baratto in due attività: scambio di bene con moneta - cessione di moneta in cambio di bene.

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La caratteristica economica della moneta, che la rende funzionale allo scambio, è la sua accettazione in pagamento da parte di tutti gli operatori economici.  A tal fine si è preferito utilizzare come moneta una merce che sia la più possibile desiderata e, quindi, maggiormente vendibile.Storicamente la moneta come mezzo di scambio si è distinta in moneta-merce e moneta-segno.La moneta merce era costituita da beni che per la loro funzionalità (strumenti di lavoro, da caccia, da combattimento, ecc.)   o bellezza ( penne di uccello, conchiglie) o per la loro utilità (mezzi di sussistenza quali sale, pepe, semi di cacao e di mais, barre di sale ecc.) venivano accettati da tutti.In Europa, ad esempio nel periodo che va dalla fine del X secolo alla fine del XIV il pepe svolse appieno le funzioni di moneta. La moneta segno, costituita da biglietti non aventi valore intrinseco, è accettata in pagamento per la sua convertibilità in metallo prezioso o valuta straniera.Questa era la situazione fino al secolo scorso, oggi la sua circolazione è “forzosa” e quindi è venuta meno la convertibilità e la sua accettazione è disposta con legge.

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I SISTEMI MONETARI

Gli Stati hanno progressivamente adottato strumenti monetari e normativi adeguati alle mutevoli esigenze di celerità e di sicurezza connesse alle relazioni commerciali. Infatti, l’evoluzione dei traffici economici internazionali, via via sempre più intensi e complessi, sia per il numero sempre più grande degli operatori che per le dimensioni delle operazioni, rendevano necessari l’adozione di modalità e meccanismi di regolamentazione internazionali.Il problema assunse connotati di grande rilevanza specie in conseguenza all’evoluzione dell’economia industrializzata che rese indispensabile forme di organizzazione delle relazioni monetarie internazionali.  Ciò diede vita in successione ai sistemi monetari: metallici, cartacei e a cambio aureo.   I sistemi monetari metallici si distinsero in: Monometallici, basati su una sola unità monetaria tipo di oro o di argento. In esso, lo Stato stabiliva il rapporto fra il peso e il fino dell’unità monetaria, vigeva la libertà di coniazione, fusione, importazione ed esportazione del metallo prezioso, e la moneta aveva potere liberatorio illimitato.  Il monometallismo aureo integrato dai biglietti di banca convertibili liberamente ed illimitatamente in oro, costituì il Gold standard e cioé il sistema monetario più adottato dagli  Stati fino alla prima guerra mondiale.Bimetallici, in cui erano due i metalli (oro e argento) idonei a circolare contemporaneamente come moneta.  Lo Stato stabiliva con legge il rapporto di scambio tra oro e argento. In Italia il bimetallismo venne formalmente adottato dal

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24/8/1862 al 5/11/1878, in forza della partecipazione alla cosiddetta lega latina, a cui aderirono anche la Francia, la Svizzera e il Belgio.  Esso venne abbandonato in seguito allo svilimento, nel mercato industriale, dell’argento, conseguente alla maggiore produzione occasionata dalla scoperta di nuovi giacimenti.Il sistema monetario cartaceo si caratterizzava per la circolazione di biglietti inconvertibili in oro e trovò applicazione generalizzata durante il periodo della prima guerra mondiale in tutti i Paesi belligeranti.  Il suo tallone di Achille era dato dall’instabilità monetaria, fonte di fenomeni inflazionistici.Proprio i problemi inflazionistici con le correlative svalutazioni, indussero gli Stati al termine della prima guerra mondiale ad abbandonare il corso forzoso e a porre a base dei sistemi monetari nuovamente l’oro.  Non fu però possibile ripristinare in tutti i Paesi il  Gold standard in quanto la guerra aveva di fatto stravolto la distribuzione dell’oro, in seguito ai bottini di guerra razziati dai Paesi vincitori. Di conseguenza furono introdotti i sistemi a cambio aureo che si caratterizzavano per la circolazione di biglietti convertibili in oro o in monete convertibili in oro.  Fra questi sistemi:- il Gold bullion standard, in cui circolavano i biglietti convertibili in verghe dal peso di svariati chilogrammi e quindi la convertibilità era riservata per i pagamenti all’estero; - il Gold exchange standard, era caratterizzato dalla presenza di una moneta egemone, dapprima la sterlina e poi il dollaro, convertibile in oro mentre le altre monete potevano essere convertite in oro oppure fra di loro.

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Il progetto di J. M. Keynes di costruire un vero e proprio sistema bancario internazionale, basato su un istituto di emissione avente il compito di assicurare la liquidità necessaria agli scambi internazionali, non ha mai avuto realizzazione.   Di contro vennero istituiti, con gli accordi di Bretton Woods del 1944: -   il Fondo Monetario internazionale, avente come principale compito quello di concedere crediti in valuta agli Stati per sanare gli squilibri temporanei delle bilance dei pagamenti; - la Banca Mondiale avente il compito della ricostruzione e dello sviluppo dei Paesi aderenti attraverso finanziamenti a lungo termine per progetti specifici.  Il continuo apprezzamento dell’oro, conseguente ad un suo massiccio utilizzo industriale, incise sulla sua affluenza nelle riserve ufficiali dei vari Paesi e di fatto l’oro venne progressivamente sostituito dal dollaro che salì al rango di moneta internazionale. Tale sistema monetario, denominato dollar standard, si resse sui risultati positivi dell’economia americana.  Quando in questa il rapporto import-export incominciò a segnare un disavanzo, con conseguente diffusione internazionale di un enorme quantitativo di dollari, gli Stati Uniti nel 1971 dichiararono l’inconvertibilità in oro della loro moneta.  Alla tempesta valutaria che ne derivò fece seguito un nuovo accordo internazionale di allineamento delle valute chiamato serpente monetario.    Esso si caratterizzava per una doppia banda di oscillazione: una fra le monete dei Paesi aderenti, l’altra nei confronti del dollaro (+/- 2,25%).

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Tale sistema ebbe una breve funzionalità stante la diversa dimensione della produzione e dell’inflazione nei Paesi aderenti, ulteriormente aggravata dalla crisi petrolifera.   Seguì cosi un periodo di instabilità monetaria (1973/1978) che creò i presupposti per l’ipotesi di unificazione monetaria, nell’ambito della CEE, attraverso l’adozione del Sistema Monetario Europeo del 1978. Alla base di tale sistema vi è l’ECU, unità di conto europeo, composta da un paniere di valute in percentuale, a seconda del peso economico delle singole nazioni partecipanti. I Paesi della Comunità si impegnavano a mantenere la loro valuta entro le cosiddette bande di oscillazione e all’uopo ad intervenire a sostegno della loro moneta.Lo SME, dopo aver attraversato momenti di crisi e mutazioni, è stato rilanciato nella sua importanza dal Trattato di Maastricht, giacché uno dei criteri di convergenza richiesti per poter entrare nell’UME (unità monetaria europea) è l’adesione e il mantenimento agli accordi di cambio per almeno due anni.  Inizialmente avevano aderito allo SME l’Italia, la Francia, la Germania Fed., il Lussemburgo, la Danimarca, il Belgio, l’Irlanda e l’Olanda. Successivamente ne entrarono a far parte:

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- nel 1990 l’Inghilterra, la quale però ne uscì nel 1992 assieme all’Italia in seguito ad una forte tempesta valutaria;- nel 1992 il Portogallo e la Spagna;- nel 1995 l’Austria;- nel 1996 la Finlandia.  L’Italia è rientrata nello SME il 24/11/96 con la parità centrale a quota 990,004 nei confronti del marco tedesco e 1906,48 nei confronti dell’ECU.Nello SME, per evitare che la speculazione valutaria potesse dar vita a nuove tempeste monetarie che facessero fluttuare le monete al di là dei margini di oscillazione, si è disposto l’ampliamento di questi fino al 15%, cosiddetta banda larghissima.

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EURO 

I Paesi dell’Europa comunitaria adottarono, nel febbraio del 1986, l’Atto Unico Europeo (AUE), entrato in vigore il I° luglio 1987. In esso primeggiava l’obiettivo di dar vita al Mercato Unico e cioè un’area economica senza frontiere interne in cui attuare la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali.   Tale progetto venne, nonostante difficoltà di varia natura, concretizzato a partire dal I° gennaio 1993.  La piena funzionalità del Mercato Unico è però ostacolata dalle disomogenee situazioni economiche e finanziarie dei Paesi aderenti, per cui si è ritenuto necessario adottare una moneta unica per completare l’integrazione economica.  Tale esigenza venne considerata dal trattato di Maastricht che ha dato l’avvio all’unione monetaria europea, il cui fine è la sostituzione delle monete di tutti i Paesi partecipanti con un unica moneta europea.  Il Trattato di Maastricht indica gli strumenti e le fasi (c.d. di avvicinamento) in cui si articola il processo dell’UME e precisamente:

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- la prima fase (A), fissata al 31 dicembre 1993, prevedeva la ratifica del Trattato da parte dei Paesi membri, la realizzazione del mercato interno, il completamento del processo di liberalizzazione dei capitali;  - nella seconda fase (B), iniziata il I° gennaio 1994, gli Stati membri s’impegnavano  ad intraprendere politiche economiche e monetarie rispettose degli indirizzi stabiliti dal Consiglio dei Ministri della Comunità;   venne istituito l’IME (Istituto Monetario Europeo , embrione della Banca Centrale Europea, di futura costituzione e di cui doveva configurare i criteri di funzionamento); si favorirono le condizioni per l’impiego della moneta unica e per la necessaria vigilanza sul funzionamento del sistema monetario europeo;  - nella terza fase (C) inizialmente fissata per il primo gennaio 1997 e slittata al primo gennaio 1999, è prevista la costituzione del SECB (Sistema Europeo Banche Centrali) e della BCE. L’obiettivo fondamentale della moneta unica , cioè quello della creazione di un’area economica caratterizzata da grande stabilità monetaria, rischiava di essere pregiudicato a causa dell’instabilità economica e monetaria propria di alcuni  Paesi membri. Ecco perchè  “... si ritenne necessario delineare un

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piano di convergenza in grado di costringere gli Stati, che aspiravano a partecipare , ad arrivare ad esso con i conti in ordine e con i presupposti idonei a mantenerli tali anche nei periodi successivi” .  Si convenne quindi che i Paesi membri per potere adottare la moneta unica europea dovranno conseguire “un alto grado di sostenibile convergenza” e cioè a pervenire a comuni regole di buon funzionamento delle economie e della finanza. Al riguardo il Trattato di Maastricht ha stabilito i seguenti parametri di convergenza: 1) inflazione non superiore di 1,5 punti percentuali alla media registrata nei tre  Paesi che hanno conseguito i migliori risultati; 2) tasso d’interesse a lungo termine non superiore a due punti percentuali rispetto alla media registrata nei tre Paesi che vantano i tassi migliori; 3) rapporto decifit/PIL inferiore al 3% (criterio non rigido giacché è sufficiente che il rapporto  “ sia diminuito in modo sostanziale e continuo fino ad un livello che si avvicina al valore di riferimento” ), 4) rapporto debito pubblico/PIL inferiore al 60% ( criterio non rigido, essendo sufficiente che il rapporto si stia “ riducendo in misura sufficiente e

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con ritmo adeguato”); 5) stabilità del tasso di cambio all’interno dello SME per almeno due anni. Il rispetto di tali criteri ha dato luogo all’approntamento di severe politiche monetarie e finanziarie che hanno determinato effetti distorsivi nelle economie di taluni Paesi e pesanti “sacrifici” ai loro cittadini.  Le monete dei Paesi più deboli sono state esposte alle speculazioni valutarie e, non riuscendo a fluttuare all’interno della banda di oscillazione, sono state costrette ad uscire fuori dallo SME (salvo, qualcuna, farvi rientro successivamente, come la nostra Lira nel novembre del 1996). Queste conseguenze di fatto misero in discussione il rispetto delle scadenze e i criteri di convergenza fissati nel Trattato. Si prospettarono al riguardo due posizioni: - la prima ipotizzava una Europa a due velocità con l’adozione della moneta unica, a partire dal primo gennaio 1999, solo per i Paesi rispettosi dei parametri di convergenza mentre gli altri Paesi entrerebbero nell’U. E. M.   successivamente al raggiungimento delle condizioni di convergenza; -          la seconda , contraria all’idea dell’Europa a due velocità, riteneva opportuno rendere più flessibile il processo dell’U.E.M. mediante

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l’attenuazione del rigore dei parametri di convergenza o mediante il differimento dei tempi dell’unificazione monetaria.  Il Consiglio Europeo, nel vertice di Madrid del dicembre 1995, ha scelto la tesi dell’Europa a due velocità definendo lo scenario e il calendario per l’introduzione della moneta unica.  In tale seduta si è altresì deciso di denominare la moneta unica EURO, di fissare il tasso di conversione dell’ECU in EURO in 1 a 1 e di anticipare al 4 maggio 1998 pure la determinazione del tasso di conversione delle monete nazionali in Euro. La fase attuativa è prevista in due periodi: - nel primo, che ha avuto inizio il I° gennaio 1999, l’EURO viene utilizzato nei grandi circuiti finanziari (Banche Centrali, aziende di credito, gruppi finanziari ed industriali) e di fatto non verrà adoperato dai cittadini nella loro quotidiana vita di relazione, salvo che essi scelgano di utilizzare l’euro in tutti i casi in cui non è richiesto l’uso del contante ( ad es. per bonifici, vaglia, incassi e pagamenti mediante assegni, etc.) Significativo, comunque, che “ i titoli di Stato, emessi a partire dal 1999    sono tutti in EURO e che molti Paesi hanno convertito il loro debito pubblico in Euro;

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- nel secondo periodo, che avrà inizio il primo gennaio 2002, verranno emesse e quindi saranno in circolazione banconote e monete in Euro. Esse inizialmente affiancheranno le monete nazionali le quali cesseranno di avere corso legale il 31 marzo 2002. Da questa data non ci saranno più in circolazione monete nazionali ma soltanto l’Euro.  La piena funzionalità del progetto Euro non può prescindere dal pieno coinvolgimento del sistema bancario. Infatti si sono messi in moto meccanismi di adeguamento dell’organizzazione e di miglioramento dell’attività bancaria per rispondere alle nuove esigenze connesse all’introduzione dell’ Euro.  L’avvento dell’ Euro e le sue prospettive di sviluppo influiscono infatti sulle banche sia sotto l’aspetto propriamente tecnico sia in riferimento al mercato in cui esse operano.  Sotto il primo aspetto, alcuni problemi legati all’euro e riguardanti l’adeguamento dei sistemi informatici, della modulistica, della formazione del personale, dell’impianto contabile e di bilancio,  sono stati risolti mentre altri problemi, della stessa natura tecnica, potranno essere affrontati con maggiore ponderazione, alla luce dell’esperienza che imporrà modificazioni anche sui prodotti  e sui servizi offerti alla clientela.

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Sotto il secondo aspetto, l’introduzione dell’Euro comporterà una maggiore concorrenza fra le banche .  Infatti i mercati delle singole unità monetarie nazionali andranno progressivamente in esaurimento e saranno sostituiti da un mercato unico in cui saranno negoziati prodotti e servizi denominati solo in Euro. Tale mercato unico avrà dimensioni finora sconosciute  alle singole valute europee. Clienti di varia natura ma soprattutto emittenti di titoli ed investitori in titoli, dovrebbero trovare nell’euro un valido concorrente del dollaro è dello yen, valute che sinora hanno dominato la scena finanziaria internazionale.  Il nuovo mercato aprirà dunque importanti e nuove opportunità per le banche le quali però, per sfruttarle al meglio, dovranno possedere alcuni requisiti essenziali come una dimensione adeguata, una solvibilità patrimoniale di primo piano, una tecnologia di punta, una gamma di prodotti ampia e diversificata, un personale altamente qualificato e in grado di parlare più lingue, un controllo di gestione preciso ed integrato da sistemi di gestione dei rischi efficiente al massimo.  E’ chiaro che non tutte le banche  posseggono tali requisiti e che alcune di esse, con tutta probabilità, non potranno possederli mai. Per esse i problemi sono seri e le possibilità sono solo due:

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- a) rinunciare all’autonomia e trovare sistemazione nell’ambito di banche o di gruppi bancari di dimensioni maggiori in possesso dei requisiti suddetti; -- b)cercare nicchie di mercato caratterizzate da minore competitività o da clientela che cerca una personalizzazione che teme di non potere avere presso le banche di grandi dimensioni.  La situazione è quindi molto problematica e va analizzata e gestita dalle singole banche secondo le loro caratteristiche strutturali e funzionali.  Occorre attrezzarsi per sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’euro ma occorre anche stare molto attenti per contrastare le insidie che la moneta unica presenta per una parte almeno delle aziende di credito. Nuove rivoluzioni sono dunque alle porte e ad esse è necessario guardare con grande attenzione e sensibilità.

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ASPETTATIVE  E  VANTAGGI

Si è ritenuto importantissimo entrare a far parte dell’U.E.M., fin dalla prima fase, per non perdere una concreta occasione di rilancio dello sviluppo e dell’occupazione.   Le politiche economiche e finanziarie, fin qui adottate dai Paesi membri allo scopo di rispettare i parametri di convergenza, hanno alimentato diversi problemi di rilevante spessore economico e sociale, fra i quali l’alto livello di disoccupazione, un aggravio della pressione fiscale, un preoccupante andamento recessivo dell’attività economica ed altro.  E’ opportuno però osservare, in base alle previsioni a suo tempo diffuse dall’IME, le concrete aspettative che si profilano con l’adozione della moneta unica: - la realizzazione di un mercato di dimensioni continentali, con 370.000.000 di consumatori, avente un’unica moneta e regolato da una comune normativa. Ciò comporterà il miglioramento della qualità delle merci e dei servizi a prezzi competitivi; miglioramenti dei servizi bancari e tassi d’interesse più favorevoli ed   -     omogenei in tutta l’Unione, sia per le imprese che per i consumatori. “ La differenza tra i tassi d’interesse di due valute, infatti, dipende, per la maggior parte, dal rischio di cambio esistente tra esse; poiché con la moneta unica sparirà il

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rischio di cambio, i differenziali tra i tassi d’interesse dei diversi Paesi europei tenderanno ad azzerarsi”. Per l’Italia, dunque, la partecipazione all’Unione monetaria ha comportato un abbassamento dei tassi; al contrario  “.... ci saremmo trovati con ogni probabilità in uno scenario di crisi valutaria e finanziaria, con lira debole ed alti tassi d’interesse”; - la salvaguardia del potere di acquisto della moneta e la sua tutela di fronte alla speculazione valutaria; - la difesa del risparmio e migliori condizioni per gli investimenti, presupposti per un’incentivazione delle attività economiche e di conseguenza per un  progressivo miglioramento dei livelli di occupazione; - la diffusione sempre più efficace di una cultura d’impresa, premessa per un definitivo scardinamento delle sterili politiche assistenziali; - livelli competitivi sempre più elevati nelle relazioni commerciali con le aree economiche del dollaro e dello yen;  -   il coordinamento delle politiche economiche ed una sola politica monetaria fissata dalla Banca Centrale Europea.  L’Euro verrà emesso in monete metalliche da 1, 2, 5, 10, 20, 50 centesimi e da 1 e 2 Euro, i tagli delle banconote saranno di 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 Euro. 

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LA TRANSIZIONE    DALLA   LIRA   ALL’EURO

(problemi e possibili soluzioni) 

L’adozione dell’euro comporta la necessità di preparare gradualmente i cittadini ad un suo uso consapevole mediante una puntuale e completa informazione. Dal I° gennaio del 2002 la circolazione dell’Euro sarà una realtà ed è quindi opportuno che i cittadini entrino in confidenza con la nuova moneta. Già dal 1999 le imprese e le Amministrazioni registrano la contabilità e i pagamenti immateriali (tramite Banca e carta di credito) in Euro, se richiesto dal consumatore.  Già dal 1999 i documenti che fanno parte della vita di tutti i giorni vengono compilati nelle due divise: gli estratti conto bancari, le busta paga, le bollette, etc.  In tal modo, è possibile abituarsi gradualmente alla nuova moneta, semplificandone il passaggio. Si sta dimostrando altresì utile l’esposizione del doppio cartellino dei prezzi (in Euro e in Lire).  L’introduzione dell’Euro si sta dimostrando un’operazione molto costosa  in relazione alle spese sostenute e ancora da sostenere per l’emissione della

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nuove banconote e per la coniazione delle monete, per l’organizzazione di efficaci campagne di informazione, per adeguamento di tutte le procedure informatiche e per la sostituzione degli apparecchi operanti in lire.  Tale conversione sta avvenendo senza oneri ed aggravi per i cittadini e quindi automaticamente, gratuitamente e senza formalità per tutti i contratti in corso, come ad es. quelli sui conti correnti, sui mutui e sui titoli.   E così i contratti con durata superiore al 1998, ad es. quelli di locazione, abbonamento, assicurazione sulla vita ,etc., sono diventati semplicemente contratti in Euro, senza conseguenze verso il cliente.  In questo modo sono state fugate le perplessità che preoccupavano i cittadini. Infatti, come acutamente rilevato dall’associazione dei consumatori, la legislazione comunitaria non escludeva la possibilità d’inserire nei contratti una clausola che ne prevedesse la risoluzione o la revisione al momento dell’introduzione dell’Euro.  Ciò contrastava con il principio di continuità dei contratti, non avrebbe avuto alcuna giustificazione oggettiva ed inoltre era causa di incertezze ed apprensioni.  Sulla base di queste considerazioni, le Autorità si sono prodigate per rassicurare i contribuenti e i risparmiatori, tenendoli costantemente

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informati sulle modalità di conversione. Inoltre, ogni decisione relativa all’introduzione dell’Euro, viene resa tempestivamente pubblica. Invero il Ministero del Tesoro italiano, come del resto tutti gli altri Stati, ha approntato il c.d. “piano nazionale di adeguamento all’Euro”, cioè l’insieme di tutte le regole   che disciplinano il passaggio dalla lira alla nuova moneta.   E’ stato indispensabile che il tutto sia avvenuto con i connotati della sollecitudine, della compiutezza, della semplicità e della chiarezza, avendo sempre presente la necessità di operare perché siano colte le validissime ragioni e le grandi opportunità economiche, sociali e politiche che sottendono l’Euro e che, quindi giustificano appieno la sua introduzione. Sono appena trascorsi quasi otto anni dalla firma del Trattato di Maastricht e ci troviamo ad un passo dalla compiuta realizzazione di un impegno, quello della moneta unica, che sembrava soltanto una dichiarazione d’intenti.  In molti, infatti, ritenevano che esso non avrebbe mai trovato concreta attuazione e appena pochi anni fa l’ipotesi di un rinvio era più di una semplice evenienza.  Oggi tutte queste perplessità appaiono fugate ed il Consiglio europeo nel maggio del 1998, ha proceduto all’accertamento del rispetto dei parametri di

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convergenza, stabiliti dal Trattato di Maastricht, e di conseguenza ha stabilito i Paesi che, fin dal 1° gennaio 1999, sono entrati a far parte della moneta unica. E’ notorio che qualche Stato ritarderà, l’ingresso nel sistema monetario per il mancato rispetto dei parametri di cui sopra, come la Grecia. La quale, però, in base ai brillanti risultati ottenuti in campo economico nel 1998  e nel 1999, entrerà a far parte dell’U.E.M. già nel 2001. Altri, come la Svezia, la Danimarca si sono dissociate dall’Euro preferendo mantenere la moneta nazionale ed aspettare le risultanze della sua introduzione. L’Inghilterra, fieramente contraria alla moneta unica durante il Governo conservatore, ha imboccato, con la nuova guida laburista, la via dell’adesione anche se a tutt’oggi non si è  formalmente espressa in tal senso.  E’ stata però, fortemente, presa in considerazione l’indizione di un referendum popolare, al riguardo, che viene differito stante le attuali problematiche che affliggono l’Euro nei mercati valutari.  Il dibattito politico viene alimentato da talune considerazioni tecniche riguardanti la rigidità del patto di stabilità che, imponendo  il permanente mantenimento degli indicatori economici, a pena di salatissime sanzioni pecuniarie,  obbliga  gli Stati membri a severe politiche economiche. Viene, al riguardo prospettato in termini problematici l’armonizzazione della politica monetaria dell’U.E., guidata dalla B.C.E., con eventuali esigenze specifiche di riassestamento economico di singoli Paesi, che ne potrebbero risultare ostacolate.   All’uopo il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, ha recentemente

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evidenziata la necessità di istituire un organo europeo con competenza specifica nel coordinare le politiche economiche dei Paesi aderenti all’U.E.M. Il Commissario europeo Monti, ha significativamente affermato che  “ la forza dell’Euro si costruisce su tre punti: -     miglioramento della competitività europea;-  risanamento delle finanze pubbliche dei Paesi partners;- bassa inflazione che consente di mantenere bassi i tassi d’interesse”. Il rispetto di questi standards economici metterà al riparo l’Euro dalle tempeste valutarie evitando il verificarsi di situazioni di crisi del sistema economico come recentemente avvenuto in alcune grandi piazze finanziarie.  Tale affermazione appare in netto contrasto con le attuali vicissitudini della quotazione dell’euro nei mercati monetari internazionali, specie in rapporto con il dollaro e lo yen. Infatti a distanza di un anno e quattro mesi dalla sua introduzione l’Euro ha subito un progressivo deprezzamento rispetto al dollaro del 20% circa. Ciò ha creato una serie di problemi nei mercati con preoccupanti focolai di inflazione che hanno ingenerato allarmismi di vario genere.

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La BCE è dovuta intervenire più volte alzando il tasso di sconto per sostenere l’Euro ( da ultimo giorno 8 giugno 2000 nella percentuale dello 0.50 e portando così il tasso al 4.25% ).   Nonostante ciò la tendenza è ancora quella di una prevalenza sempre più marcata del dollaro e dello yen. Le cause di ciò sono, a detta di molti economisti, ravvisabili nella profonda diversità e funzionamento politico- istituzionale del sistema economico americano rispetto a quello dell’Unione Europea che risulta al riguardo in fieri. Per altro l’andamento dell’economia americana sta segnando, la fase più ampia e duratura di espansione economica con percentuali di incremento del PIL più elevato rispetto a quello Europeo, e ciò, evidentemente, attrae i capitali finanziari.   Un’ attuale preoccupazione dell’Autorità Monetaria Comune americana è quella di un riaccendersi dell’inflazione, ragion per cui nei mercati valutari è atteso un provvedimento di aumento del Tasso Ufficiale di Sconto con conseguente attenzione e inclinazione del capitale finanziario internazionale a dirigersi nel mercato del dollaro. Il Presidente della Repubblica italiana il 1° Maggio 2000 ha invitato tutti ad essere fiduciosi nell’euro ritenendo condivisibile la tesi sostenuta dal Presidente della Commissione Prodi di una sua prossima ripresa. Le ragioni sostenute riposano nelle

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situazioni positive in cui versa il sistema economico Europeo che ha raggiunto condizioni di funzionalità (quelle indicate dai parametri di convergenza) che non hanno ancora esplicato a pieno le potenzialità del sistema.  Quindi l’Euro costituisce, giustificatamente, la pietra miliare della costituzione economica europea  ma si rende necessario accelerare i tempi di una compiuta unificazione politica dell’Unione Europea onde superare quel famoso detto che vuole l’Unione Europea un gigante economico ma un nano politico.

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CONCLUSIONI

 Ora che abbiamo terminato il lavoro, possiamo dire di saperne di più sulla moneta. Lo SME, l’ECU, l’Euro ci sembravano parole astratte e comunque lontane, ora invece ne conosciamo l’esatto significato e l’importanza. Abbiamo seguito il cammino della moneta fin dalle origini, ne abbiamo tracciato un breve percorso storico, l’abbiamo vista crescere, assumere via via, sempre più importanza fino a diventare indispensabile: nessuna transazione commerciale sarebbe possibile senza la moneta.  Oltre al valore intrinseco, la moneta ha anche un valore simbolico, l’Euro rappresenta il trait d’union tra tanti Paesi che hanno culture, costumi e tradizioni diverse. Sarà l’inizio, il primo passo verso una reale cooperazione ed integrazione politica e sociale.  La  “ strada degli interessi concreti”  ha  avviato il processo di ben più ampia ambizione, quella dell’unificazione  politica e sociale dell’Europa. Nell’ultimo Consiglio europeo, tenutosi ad Amsterdam nel giugno del 1997, non si è data compiuta risposta ai temi di politica estera, di  difesa, di politica sociale , deludendo le aspettative di revisione del Trattato di Maastricht.  Nonostante le attuali difficoltà in proposito, l’U.E. è una realtà consolidata al punto che nessuno dei Paesi membri vede più un futuro al di fuori di essa. Uno dei piu’ convinti sostenitori del progetto europeo, Jacques Delors, ha, nel suo Libro Bianco, ammonito che  “ l’Europa non può essere solo l’Europa dei banchieri e delle monete. Serve un’ Europa politica e un’Europa sociale”.

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Bibliografia

-          G. Lanza - A. Lanza_” Le regole del diritto  e dell’economia”, ed. C.  Signorelli

-          S. Tartarelli “Economia politica”, ed. Bulgarini

-          A. Romeo “Economia politica”, ed. Tramontana

-          G. Bonfanti “Costruiamo l’Europa”, ed. La Scuola

-          D. Cantarelli_”Corso di economia politica”, ed. Cedam

-          B. Jossa “Macroeconomia”, ed. Cedam

-          C.C.I.A.A. Agrigento “ Economia”, Marzo 1997

-M. Vincenzini “Storia della moneta”, ed. Newto

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INDICE 

INTRODUZIONE________________________________________________ PAG. 1

ORIGINI – FUNZIONI  E   TIPOLOGIA  DELLA  MONETA_______________PAG. 7

I  SISTEMI   MONETARI__________________________________________PAG.10

EURO_________________________________________________________PAG. 16

ASPETTATIVE  E  VANTAGGI____________________________________ PAG. 24

LA  TRANSIZIONE  DELLA  LIRA  ALL’EURO_______________________ PAG. 27

CONCLUSIONI__________________________________________________PAG. 29

BIBLIOGRAFIA_________________________________________________PAG. 30

 

 

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