A.S. 2007 - 08

 

   
 

     XXVI°  Convegno  Internazionale   Mare e Territorio     

 

 
 

Progetto:

Mar Mediterraneo :  un mare ... di guai?

 

Docente coordinatrice : prof.ssa Nellina Triolo

 

Assistente tecnico : Calogero Lino

   
     
 

                                                                

      

Istituto Tecnico Statale

Turistico -Commerciale - Geometri

" Giovanni  XXIII"   Ribera

 Dirigente scolastico 

                           dott.ssa  Antonina Triolo
   
     
     
 

 

   
 

 

   
 
               

   Mar Mediterraneo :  un mare ... di guai? 

Dall’antichità classica in poi, fino ai giorni nostri, la collocazione dell’Italia nel centro del Mediterraneo appare vitale, sia per motivi culturali, che per motivi socio-economici e politici .

È nel mare della nostra penisola che si gioca la partita decisiva di uno sviluppo sostenibile e dei futuri equilibri geopolitici internazionali .

Ma il Mediterraneo, purtroppo, è un mare a rischio : esso , pur rappresentando solo lo 0,8% delle acque di tutto il globo terrestre, raccoglie il 12% della biodiversità marina totale, poiché possiede un patrimonio di biodiversità tra i più significativi del mondo .

Noi stiamo perdendo questo patrimonio inestimabile a causa dell’inquinamento .

Certamente il mare ha una grande capacità di autodepurazione: l’enorme quantità di acque diluisce le sostanze nocive e tuttavia il livello di inquinamento ha superato ampiamente le capacità di autodepurazione del nostro mare. Le cause dell’inquinamento marino sono ormai ben note a tutti: l’aumento della popolazione sulle coste, lo sviluppo industriale, i rifiuti delle imbarcazioni , le collisioni delle petroliere ecc…

Gli effetti dell’inquinamento marino sono devastanti. Le sostanze tossiche di origine industriale (come il lindane ,che è un pesticida, e inoltre il piombo, il cromo e il mercurio), non essendo biodegradabili, si accumulano. Passano da un organismo all’altro lungo la catena alimentare: dalle alghe ai piccoli crostacei, che vengono mangiati dai piccoli pesci, a loro volta preda di pesci più grandi, come tonni e  merluzzi. In ognuno di questi passaggi la sostanza tossica si concentra e diventa sempre più pericolosa. L’uomo che è l’ultimo anello di questa catena alimentare, ne subisce le conseguenze, contraendo malattie immunodepressive, endocrine e tumorali.

Altri effetti, alquanto dannosi, riguardano la perdita dell’habitat; i cetacei sono certamente tra le specie che meglio testimoniano lo stato di salute del nostro mare dove, su ventuno specie di cetacei che dovrebbero abitarlo, soltanto otto sono regolarmente avvistate.

Per salvaguardare la biodiversità è sorta una grande alleanza di persone, sia nel settore pubblico, sia nel settore privato ( Il Countdown 2010).

Per esercitare un’azione di disinquinamento nel Mar Mediterraneo, in occasione della Terza Conferenza dei Ministri dell’area euro-mediterranea, svoltasi al Cairo, è stato adottato il Piano Horizon 2020.

Ma quali sono, ci chiederemo a questo punto, i rimedi possibili contro l’inquinamento marino?

Abbiamo scoperto che ne esistono parecchi: la riduzione del carico antropico, e degli impatti ambientali; la delocalizzazione delle attività ad alto rischio e, per converso, l’incentivazione delle attività compatibili con la qualità  dei litorali; la raccolta differenziata a bordo delle navi; l’istituzione delle aree marine protette.

Proprio sulle aree marine protette si è soffermata la nostra attenzione. Abbiamo fatto delle ricerche ed abbiamo scoperto che esse hanno molteplici funzioni: protezione, mantenimento ed incremento dei valori biologici e genetici delle specie; monitoraggio, ricerca ed educazione; forme di turismo sostenibile.

In Italia, le aree marine protette sono istituite ai sensi delle leggi n° 979 del 1982 e n° 394 del 1991, con un Decreto del Ministro dell’Ambiente che contiene la denominazione e la delimitazione dell’area, nonché gli obiettivi e la disciplina di tutela a cui è finalizzata la protezione.

Le aree marine protette sono costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche e biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l’importanza scientifica, ecologica, culturale ed economica che rivestono.

Oggi in Italia sono presenti 20 aree marine protette che tutelano complessivamente circa 184 mila ettari di mare e 580 chilometri di costa.

Sappiamo che la conservazione della diversità biologica (o biodiversità) è legata al numero di specie, mentre la conservazione delle risorse genetiche (che tiene conto delle variazioni all’interno della stessa specie) dipende dal mantenimento della produttività degli  ecosistemi. Le risorse genetiche naturali vengono perdute sia a causa dell’estinzione di una specie, sia per l’estinzione di una popolazione di tale specie (impoverimento genetico). Mentre il primo processo è definitivo e irreversibile, il secondo può essere reversibile.

Nell’ambiente marino il problema principale non è tanto dell’estinzione delle specie, quanto dell’impoverimento genetico.

Le attività umane stanno provocando una diminuzione della diversità genetica che invece può è deve essere conservata con la creazione di aree protette, poiché la minaccia più grave alla sopravvivenza di popolazioni di specie è la distruzione del loro habitat.

Le aree protette costituiscono, in pratica, delle banche genetiche “in situ”, nel pieno rispetto delle relazioni animali e vegetali che appartengono all’ecosistema.

Tutto ciò è di importanza fondamentale, se solo si pensa al fatto che il patrimonio genetico determina il modo in cui le specie possono adattarsi alle modificazioni ambientali: gli individui che possiedono le maggiori variazioni genetiche hanno maggiori possibilità di sopravvivenza o di crescita. Di conseguenza, un’area protetta può rifornire un’area impoverita.

Le aree protette, inoltre, con il loro patrimonio storico, culturale e naturalistico, svolgono una funzione educativa fondamentale e favoriscono le attività turistiche, ricreative e sportive, nel rispetto dell’ambiente e garantendo benefici economici e sociali a lungo termine.

Nei prossimi anni, il turismo sarà la più grande industria del mondo: attualmente nell’Unione Europea esso garantisce occupazione a  tempo pieno a circa 7 milioni di persone, con una massiccia concentrazione nelle zone costiere. Si va diffondendo inoltre l’idea di un “turismo sostenibile” , inteso come turismo che non consuma ma valorizza gli ambienti naturali nel rispetto dell’identità culturale presente nel territorio.

Tutte le attività sportive legate al mare, effettuate nel rispetto dell’ambiente, come le immersioni subacquee, il surf, la barca a vela, il nuoto, favoriscono attività connesse quali i campeggi, le case in affitto, la vendita di prodotti tipici, l’offerta di visite naturalistiche, e portano benessere economico alle comunità tradizionalmente arretrate.

In conclusione, riteniamo che la creazione di nuove aree marine protette non solo sviluppi l’attaccamento al territorio, ma consenta anche di portare avanti un progetto economico e turistico alternativo a quello attuale, che aggredisce una realtà che spesso, solo a parole, si dichiara di voler tutelare.

Il gruppo di studio:

Veronica Bongiovanni , Melissa Lecocq , Giusy Tortorici ,     ( IV B  Commerciale ) ;

Giuseppe Amari , Antonino Coppola , Giuseppe Lo Raso , Giuseppe Manetta , Benedetto Marino , Francesco Miceli ,   ( IV B Geometri  ) ;

Nicolò Corsentino , Angelo D'Angelo , Giovanni Piro , Giuseppe Russo ,   ( V B Geometri ) .

Docente   Coordinatrice : Nellina Triolo

Assistente  tecnico :  Calogero Lino