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Mar Mediterraneo :
un mare ... di guai?
Dall’antichità classica in poi, fino ai giorni nostri, la collocazione
dell’Italia nel centro del Mediterraneo appare vitale, sia per motivi
culturali, che per motivi socio-economici e politici .
È nel
mare della nostra penisola che si gioca la partita decisiva di uno
sviluppo sostenibile e dei futuri equilibri geopolitici internazionali .
Ma il
Mediterraneo, purtroppo, è un mare a rischio : esso , pur rappresentando
solo lo 0,8% delle acque di tutto il globo terrestre, raccoglie il 12%
della biodiversità marina totale, poiché possiede un patrimonio di
biodiversità tra i più significativi del mondo .
Noi
stiamo perdendo questo patrimonio inestimabile a causa
dell’inquinamento .
Certamente il mare ha una grande capacità di autodepurazione: l’enorme
quantità di acque diluisce le sostanze nocive e tuttavia il livello di
inquinamento ha superato ampiamente le capacità di autodepurazione del
nostro mare. Le cause dell’inquinamento marino sono ormai ben note a
tutti: l’aumento della popolazione sulle coste, lo sviluppo industriale,
i rifiuti delle imbarcazioni , le collisioni delle petroliere ecc…
Gli
effetti dell’inquinamento marino sono devastanti. Le sostanze tossiche
di origine industriale (come il lindane ,che è un pesticida, e inoltre
il piombo, il cromo e il mercurio), non essendo biodegradabili, si
accumulano. Passano da un organismo all’altro lungo la catena
alimentare: dalle alghe ai piccoli crostacei, che vengono mangiati dai
piccoli pesci, a loro volta preda di pesci più grandi, come tonni e
merluzzi. In ognuno di questi passaggi la sostanza tossica si concentra
e diventa sempre più pericolosa. L’uomo che è l’ultimo anello di questa
catena alimentare, ne subisce le conseguenze, contraendo malattie
immunodepressive, endocrine e tumorali.
Altri
effetti, alquanto dannosi, riguardano la perdita dell’habitat; i cetacei
sono certamente tra le specie che meglio testimoniano lo stato di salute
del nostro mare dove, su ventuno specie di cetacei che dovrebbero
abitarlo, soltanto otto sono regolarmente avvistate.
Per
salvaguardare la biodiversità è sorta una grande alleanza di persone,
sia nel settore pubblico, sia nel settore privato ( Il Countdown
2010).
Per
esercitare un’azione di disinquinamento nel Mar Mediterraneo, in
occasione della Terza Conferenza dei Ministri dell’area
euro-mediterranea, svoltasi al Cairo, è stato adottato il Piano
Horizon 2020.
Ma
quali sono, ci chiederemo a questo punto, i rimedi possibili contro
l’inquinamento marino?
Abbiamo scoperto che ne esistono parecchi: la riduzione del carico
antropico, e degli impatti ambientali; la delocalizzazione delle
attività ad alto rischio e, per converso, l’incentivazione delle
attività compatibili con la qualità dei litorali; la raccolta
differenziata a bordo delle navi; l’istituzione delle aree marine
protette.
Proprio sulle aree marine protette si è soffermata la nostra attenzione.
Abbiamo fatto delle ricerche ed abbiamo scoperto che esse hanno
molteplici funzioni: protezione, mantenimento ed incremento dei valori
biologici e genetici delle specie; monitoraggio, ricerca ed educazione;
forme di turismo sostenibile.
In
Italia, le aree marine protette sono istituite ai sensi delle leggi n°
979 del 1982 e n° 394 del 1991, con un Decreto del Ministro
dell’Ambiente che contiene la denominazione e la delimitazione
dell’area, nonché gli obiettivi e la disciplina di tutela a cui è
finalizzata la protezione.
Le
aree marine protette sono costituite da ambienti marini, dati dalle
acque, dai fondali e dai tratti di costa che presentano un rilevante
interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche e
biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e
costiere e per l’importanza scientifica, ecologica, culturale ed
economica che rivestono.
Oggi
in Italia sono presenti 20 aree marine protette che tutelano
complessivamente circa 184 mila ettari di mare e 580 chilometri di
costa.
Sappiamo che la conservazione della diversità biologica (o biodiversità)
è legata al numero di specie, mentre la conservazione delle risorse
genetiche (che tiene conto delle variazioni all’interno della stessa
specie) dipende dal mantenimento della produttività degli ecosistemi.
Le risorse genetiche naturali vengono perdute sia a causa
dell’estinzione di una specie, sia per l’estinzione di una popolazione
di tale specie (impoverimento genetico). Mentre il primo processo è
definitivo e irreversibile, il secondo può essere reversibile.
Nell’ambiente marino il problema principale non è tanto dell’estinzione
delle specie, quanto dell’impoverimento genetico.
Le
attività umane stanno provocando una diminuzione della diversità
genetica che invece può è deve essere conservata con la creazione di aree
protette, poiché la minaccia più grave alla sopravvivenza di popolazioni
di specie è la distruzione del loro habitat.
Le
aree protette costituiscono, in pratica, delle banche genetiche “in situ”,
nel pieno rispetto delle relazioni animali e vegetali che appartengono
all’ecosistema.
Tutto
ciò è di importanza fondamentale, se solo si pensa al fatto che il
patrimonio genetico determina il modo in cui le specie possono adattarsi
alle modificazioni ambientali: gli individui che possiedono le maggiori
variazioni genetiche hanno maggiori possibilità di sopravvivenza o di
crescita. Di conseguenza, un’area protetta può rifornire un’area
impoverita.
Le
aree protette, inoltre, con il loro patrimonio storico, culturale e
naturalistico, svolgono una funzione educativa fondamentale e
favoriscono le attività turistiche, ricreative e sportive, nel rispetto
dell’ambiente e garantendo benefici economici e sociali a lungo termine.
Nei
prossimi anni, il turismo sarà la più grande industria del mondo:
attualmente nell’Unione Europea esso garantisce occupazione a tempo
pieno a circa 7 milioni di persone, con una massiccia concentrazione
nelle zone costiere. Si va diffondendo inoltre l’idea di un
“turismo sostenibile” , inteso come turismo che non consuma ma
valorizza gli ambienti naturali nel rispetto dell’identità culturale
presente nel territorio.
Tutte
le attività sportive legate al mare, effettuate nel rispetto
dell’ambiente, come le immersioni subacquee, il surf, la barca a vela,
il nuoto, favoriscono attività connesse quali i campeggi, le case in
affitto, la vendita di prodotti tipici, l’offerta di visite
naturalistiche, e portano benessere economico alle comunità
tradizionalmente arretrate.
In
conclusione, riteniamo che la creazione di nuove aree marine protette
non solo sviluppi l’attaccamento al territorio, ma consenta anche di
portare avanti un progetto economico e turistico alternativo a quello
attuale, che aggredisce una realtà che spesso, solo a parole, si
dichiara di voler tutelare.
Il gruppo di
studio:
Veronica
Bongiovanni , Melissa Lecocq , Giusy Tortorici ,
( IV B Commerciale ) ;
Giuseppe
Amari , Antonino Coppola , Giuseppe Lo Raso , Giuseppe Manetta ,
Benedetto Marino , Francesco Miceli , ( IV B Geometri
) ;
Nicolò
Corsentino , Angelo D'Angelo , Giovanni Piro , Giuseppe Russo ,
( V B Geometri ) .
Docente
Coordinatrice : Nellina Triolo
Assistente
tecnico : Calogero Lino
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